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Antici Rimedi

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Antichi Rimedi

A San Pietro, come in tutti i paesi meridionali, accanto a quella ufficiale, è sempre esistita la medicina popolare, i cui segreti, tramandati da generazione in generazione, erano gelosamente custoditi. I rimedi più comuni, per esempio quelli contro la tosse, i geloni, le punture d'insetti, ecc., facevano parte del patrimonio conoscitivo di ogni famiglia. Si usava conservare, a seconda delle stagioni, vari tipi di erbe, frutta, verdura o altro che, preparati all'uopo, sarebbero stati gli ingredienti delle medicine. Per i mali meno frequenti ci si affidava a persone esperte in determinati campi, che avevano pratica per curare le ferite, estirpare i denti, "aggiustare" le ossa. La medicina ufficiale svolgeva pertanto un ruolo marginale: innanzitutto perché gli scarsi mezzi finanziari di cui disponeva la popolazione non permettevano di usufruire di un servizio che era a pagamento; in secondo luogo perché esisteva, verso i medici, una sorta di scetticismo, mescolanza di storiche difficoltà a stabilire rapporti di confidenza con classi sociali superiori, di cui appunto i dottori erano rappresentanti, e di una naturale riservatezza o pudore a "mostrare" il proprio corpo, che a volte restava sconosciuto, nel corso di una intera vita, perfino al legittimo proprietario; ed infine per l'attaccamento ai vetusti riti tradizionali.

La medicina popolare, come tutte le culture primitive, aveva anche un suo rituale. Prima e dopo la somministrazione della cura si compivano certi gesti, come il segno di croce, per impedire che le forze negative della malattia del paziente invadessero il corpo degli astanti. Era una forma di rituale volto a rafforzare e aumentare l'efficacia del trattamento e rappresentava, in se stesso, un tipo di medicina preventiva che funzionava per forza di suggestione. Il paziente era partecipe al trattamento e poneva grande fiducia nella cura, predisposizione necessaria, allora come oggi, ad accelerare il processo di guarigione. I prodotti impiegati nella preparazione delle medicine facevano parte della sfera conoscitiva della popolazione, perché provenienti dal mondo della natura o domestico: miele, olio, erbe, frutta e verdure costituivano gli ingredienti per decotti, infusi, suffumigi, pomate e lozioni. Uno degli elementi base della medicina popolare era il vino. Il prestigio, di cui esso ha sempre goduto nel mondo del passato, ha potuto senz'altro ingigantire nella fantasia del popolo i suoi virtuosi poteri e si aggiunga anche che il vecchio adagio "il vino fa buon sangue" era, troppo frequentemente, un pretesto per alzare il gomito, ma si tenga comunque presente che nella civiltà greco-romana, come pure in quella egizia, indiana e cinese era già stata sperimentata l'efficacia disinfettante del succo fermentato dell'uva. Gli antichissimi codici di Hammurabi e di Tolmud, ad esempio, riportano dettagliatamente la descrizione degli impieghi curativi del vino. Pertanto nella medicina popolare veniva consigliato come efficace terapia per mitigare le sofferenze fisiche quanto mai estenuanti presso il popolo del passato, nonché come rimedio contro l'inappetenza, la stitichezza, l'anemia e per la cura delle ferite. Inoltre il fattore antibatterico del vino, somministrato sempre in opportune dosi in rapporto al grado di tossicità che derivava dal suo contenuto alcolico, combatteva il tifo e la dissenteria, malattie che, per le precarie condizioni igienico-sanitarie del passato, provocavano spesso delle vittime.

Riportiamo di seguito i rimedi più largamente impiegati, ancora vivi nella memoria delle persone di solida età.

Per il carbonchio: bollire radici di malva e applicarle nella pustola finché il pus fuoriesce.

Per la tosse: preparare un decotto con fichi secchi, uva passa, chicchi di orzo, foglie di alloro e miele. Il decotto deve sobbollire a fuoco lento finché si riduce di un terzo. Berlo molto caldo.

Per gli arrossamenti delle parti intime del neonato: cospargere le parti interessate con la polvere fatta dal tarlo tra la corteccia e il legno delle travi che sostengono il tavolato della copertura.

Per il "discienzu" (forma di gastro-enterite del neonato): sciogliere una piccola parte del fiele di riccio, lasciato appeso per il tempo necessario a rapprendersi, in qualche goccia di latte materno, addolcendolo con dello zucchero. Far bere al neonato.

Per i vermi dell'intestino umano: ridurre in poltiglia dell'aglio, in parte strofinarlo dietro le orecchie, in parte farne aspirare l'odore al paziente.

Perle irritazioni dei piedi: per le bollicine che si formano tra le dita dei piedi e che danno luogo a irritazioni, applicare una pomata di olio di lino e di argilla, oppure il mallo, ancora verde, delle noci pestato in un mortaio di metallo.

Per calmare il pianto del neonato (in sostituzione dell'odierno ciuccetto): mettere al centro di un quadratino di tela di lino, fresca di bucato, dello zucchero. Avvolgere del filo attorno alla parte contenente lo zucchero, formando una specie di sacchettino o meglio un falso capezzolo da adattarsi alla bocca del neonato, mentre il resto della tela rimane all'esterno.

Per il mal di testa: applicare sulla fronte fette di patate crude con la buccia.

Per gli occhi arrossati: lasciare in fusione fiori di camomilla in acqua bollente. Fare un impacco serale sugli occhi.

Per i geloni: applicare nella parte colpita le foglie della mortella o mirto, bollite in acqua.

Per il mughetto: spennellare del miele con una penna di gallina sulle chiazze biancastre della bocca del bambino.

Per le punture d'insetti: strofinare sulla parte colpita della cipolla cruda.

Per le ferite superficiali: disinfettare la lacerazione della pelle con del vino, a cui è stato aggiunto dello zucchero.

Per il catarro: suffumigi con erbe varie, tra le più usate la "sopa".

Per il mal di denti: applicare sulla gengiva dolorante foglie di lattuga bollita.

Per le lussazioni: applicare sulla parte interessata, protetta da una leggera benda, la "stoppata", un miscuglio cioè di albume, sapone fatto in casa grattuggiato e alcool, fasciato con della stoppa.

Per il singhiozzo: bere qualche goccia di limone spremuto, cantilenando la seguente filastrocca:

"Sugghjuttu, mio sugghiuttu va duva ti 'mbuttu s'è malu tenatilu, s'è buanu mandamilu ".

Oggi che abbiamo accesso a molte ed efficaci tecniche terapeutiche, alcune delle quali rivoluzionarie, come i trapianti cardiaci, i rimedi e i sistemi antichi possono anche farci sorridere. Si tenga comunque presente che dato per certo che la guarigione è un processo a due, che ha buon esito soltanto se paziente e terapia vi partecipano attivamente, e che la fiducia nella terapia dipende in parte dalla misura e dal modo in cui si è partecipi delle informazioni sulla cura, la medicina popolare ha, rispetto a quella ufficiale, un certo vantaggio.

Infatti per la gente del passato, costretta a vivere in intimo contatto con il mondo animale e vegetale, la conoscenza della natura era necessaria, e quindi i semplici e naturali prodotti, usati a scopo curativo, risultavano più che familiari.

I farmaci di oggi, invece, più adatti e miracolosi, restano per la maggior parte dei pazienti dei prodotti sconosciuti perché in genere noi conosciamo il nome commerciale del farmaco, ma ignoriamo i suoi componenti.

Nutriamo quindi inconsciamente delle riserve sull'efficacia svolta dal prodotto, riserve che finiranno per rallentare il processo di guarigione. Ancora una volta pertanto il passato ritorna e ci impone una riflessione: molte usanze, costumi, abitudini vanno scomparendo ed è necessario cogliere quanto di pittoresco e soprattutto di significativo rimane ancora di esso prima che sia troppo tardi.
 

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