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Lu Cistaru

lu cistaru       Lu custurieri

I sarti che esistono nel paese in un certo senso sono stati costretti anch'essi a subire le conseguenze del progresso e delle macchine industriali che sfornano di continuo vestiti a misura d'uomo. Fare il sarto oggi significa avere una grande passione per il mestiere dal momento che i guadagni non sono molto alti soprattutto per chi di loro lavora ancora con i metodi e le attrezzature artigianali di una volta. Farsi cucire un vestito da un sarto di questo tipo vuol dire presenziare ad un vero e proprio rituale: la scelta della stoffa, la scelta del modello, la presa delle misure, il taglio. Spesso sui loro tavoli da lavoro è possibile vedere dei modelli di carta che riproducono le taglie dei clienti; quando il taglio è avvenuto segue il periodo della prova. Molto pittoresco è il momento del l'imbastitura: il sarto, per mezzo di un gessetto e degli spilli segna i punti da correggere o in un senso o nell'altro: poi passa alla misurazione delle maniche che alla fine vengono staccate dal resto del vestito perché sono solo "nchimate " (trattenute tramite del filo, ma non cucite). Gli strumenti più importanti per il corretto svolgimento del lavoro sono: la "gugghia ", "lu ditale ", "la machina de cusire", "la mezzaluna", "lu passa cusituri", "la fuarficia ", "lu piazzu", "lu fiarru de stiru". E' facile capire l'uso che si faceva e si fa di molti di questi oggetti, ma di alcuni è meglio precisarlo. La mezzaluna, ad esempio, serve per misurare il davanti della giacca, "lu passa cusituri" per stirare le cuciture del vestito, "lu pierru" per stirare le maniche della giacca. Le materie prime sono la stoffa ed il filo. Ai tempi della seconda guerra mondiale i sarti (non trovando fili buoni per cucire) sostituivano il filo con una sostanza che si poteva trovare in un uccello chiamato "cuccuviaddu" e questa materia prendeva il nome di " cuccuarù ".

Comune di San Pietro a Maida

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